L’ITALIA E’ UN PAESE PER I NEOGENITORI?

Divisi tra lavoro e famiglia o dover scegliere tra i due. E’ la difficile situazione in cui si trovano tanti neogenitori, cercando di conciliare orari, disponibilità economiche ed esigenze del bambino. Ma l’Italia è un Paese che aiuta i neogenitori lavoratori ad avere figli? Prendendo in considerazione la mappa sulla genitorialità svolta dal Punto Famiglia delle Acli di Ancona osserviamo come il sistema giuridico italiano, è a tutti gli effetti tutelante soprattutto per le donne.
I DIRITTI DELLE MAMME IN ITALIA:
Nel nostro Paese alle neo mamme spettano 5 mesi di congedo obbligatorio, (circa 21 settimane) retribuiti totalmente, a cui si possono aggiungere, su richiesta ed entro i 12 anni di età del figlio, ulteriori sei mesi, (quasi 26 settimane)  retribuite al 30%. Inoltre sono concessi permessi per allattamento pagati fino a un anno di età del bambino.  Al rientro dalla maternità il datore di lavoro è tenuto a riaffidare la posizione, i compiti e le funzioni svolte prima del congedo. Per quanto riguarda le tutele in caso di licenziamento, esiste un periodo di protezione che và dall’inizio della gravidanza fino a un anno di vita del bambino. In tal caso la lavoratrice, qualora venisse licenziata, dovrà essere reintegrata. Il Testo Unico sulla Maternità riconosce, durante il primo anno di vita del bambino, o in caso di adozione e affidamento nel primo anno dall’ingresso del minore in famiglia, il diritto della madre a fruire dei permessi giornalieri per allattamento. La misura si applica a tutte le lavoratrici dipendenti – con esclusione delle colf e delle lavoranti a domicilio – e consiste in 2 ore di riposo, anche cumulabili, nell’arco della giornata. Il permesso si riduce ad 1 ora quando l’orario giornaliero di lavoro è inferiore alle 6 ore o se la lavoratrice si avvale dell’asilo nido aziendale. In caso di parto plurimo le ore di permesso raddoppiano ed il padre ha facoltà di fruire delle ore aggiuntive anche in contemporanea alla madre. Mentre per le neomamme disoccupate esiste un assegno di maternità concesso dai comuni di  388 euro al mese per cinque mesi con un Isee inferiore 18,954 euro.
LA SITUAZIONE DEI NEOPAPA’:
Non male se si guarda alla sola tutela garantita alle mamme. La situazione è peggiore invece per i papà! In Italia il testo della legge di stabilità  2017 prevede che la durata del congedo obbligatorio per il padre lavoratore dipendente è di 2 giorni per il 2017 e 4 giorni per il 2018 che possono essere anche in via non continuativa. Mentre per i neopapà, l’INPS riconosce i permessi per allattamento al padre quando:

  • i figli sono affidati esclusivamente al padre
  • la madre è una lavoratrice dipendente ma sceglie di non avvalersene
  • la madre è lavoratrice autonoma o non lavora e pertanto è impossibilitata ad usare i permessi
  • la madre è deceduta o è gravemente inferma.

IL CONGEDO PARENTALE FACOLTATIVO PER ENTRAMBI I GENITORI:
La disciplina attuale riconosce ad entrambi i genitori di potersi assentare dal lavoro fruendo del congedo parentale entro i primi dodici anni di vita del bambino. La durata massima del congedo è di 6 mesi per la madre e di 7 mesi per il padre. La somma dei congedi concessi ai genitori non può, comunque, superare i 10 mesi elevabili a 11 se il padre ne ha fruito per di più di 3 mesi. In caso di genitore solo spettano 10 mesi complessivi. Il congedo è indennizzato al 30% della retribuzione per un periodo massimo di 6 mesi (complessivi fra madre e padre) da fruire entro il sesto anno di vita del bambino. I periodi eccedenti i 6 mesi, o comunque goduti fra il sesto e l’ottavo anno di età del bambino, possono essere indennizzati a condizione che il richiedente abbia un reddito personale annuo inferiore a € 16.311,42 per l’anno 2017.C’è poi la possibilità di fruire del congedo parentale su base oraria, nell’ipotesi che il CCNL di riferimento non abbia previsto una apposita regolamentazione. La fruizione oraria del congedo parentale è consentita in misura pari alla metà dell’orario medio giornaliero. Il congedo parentale su base oraria non è cumulabile con altri permessi o riposi legati alla maternità (es. i riposi per allattamento).

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