COS’È L’HIKIKOMORI E PERCHÉ SI VERIFICA ANCHE IN OCCIDENTE

Hikikomori è un termine che la maggior parte delle persone non ha mai sentito. In effetti questa non è una parola italiana, bensì giapponese, che significa “stare in disparte”. È una parola che viene usata per far riferimento ad un nuovo disagio che riguarda gli adolescenti e i giovani adulti che decidono di chiudersi in casa, di isolarsi dalla realtà, smettere di frequentare gli amici, la scuola, di vivere nella solitudine della propria stanza.

Questa autoreclusione volontaria degli hikikomori tende a rimanere invisibile al mondo esterno e se non viene affrontata può durare per molti anni fino a compromettere in maniera irreversibile la vita dell’individuo.

Le manifestazioni di ritiro sociale avvengono generalmente nel periodo della preadolescenza, dell’adolescenza o della prima età adulta, in alcuni rari casi può insorgere in età avanzata. Il ritiro dalla vita sociale può essere più o meno intenso. Può iniziare con sporadici rifiuti a partecipare ad eventi mondani, assenze scolastiche saltuarie, fino a forme di isolamento totale.

I principali campanelli d’allarme sono: il ritiro scolastico, il disinteresse nelle interazioni sociali con i coetanei, l’inversione del ritmo sonno-veglia, l’auto confinamento nella propria camera da letto. Non c’è una causa specifica per la quale si diventa un hikikomori, ma è il risultato di una serie di concause caratteriali, sociali e familiari.

L’hikikomori è una persona acuta, introspettiva, con una grande sensibilità nei confronti della vita e con uno sviluppo cognitivo normale se non addirittura sopra la media, quindi non sono malati mentali; però purtroppo si trovano in difficoltà nel sostenere episodi di esclusione e derisione da parte dei coetanei.

L’hikikomori non ha un tempo limite di durata e se non affrontato può durare per tutta la vita. Il pregiudizio che gli hikikomori siano pigri è il più comune. Si pensa che essi si isolino per evitare la fatica dello studio o del lavoro, per dedicarsi ad attività ludiche. In realtà, essi, sarebbero in grado di affrontare gli impegni scolastici e lavorativi se non fossero scoraggiati dalle loro esperienze negative con le relazioni sociali.

Per aiutare gli hikikomori non si devono usare le maniere forti, altrimenti si ottiene solamente ulteriore contrasto e chiusura. Ci si deve mostrare comprensivi nei loro confronti cercando sempre il dialogo e provare ad aiutarli nel migliorare la visione negativa che hanno nei confronti della società. Per rimanere a contatto con il mondo esterno utilizzano la rete, quindi l’eventuale abuso di Internet è una conseguenza all’isolamento e non una causa scatenante. Se gli viene tolta anche la rete Internet significa condannarli ad un isolamento totale.

Questo fenomeno è molto più diffuso in Giappone rispetto all’Italia, ma anche nel nostro paese si stanno registrando sempre più casi di ragazzi affetti da hikikomori. Trattandosi quindi di un fenomeno sociale nuovo, le famiglie e le istituzioni si trovano impreparate per l’impossibilità di comunicare con un ragazzo che rifiuta i contatti con l’esterno. È importante che le istituzioni comincino a considerare con attenzione il problema e si dotino degli strumenti adeguati per combatterlo.

Nel 2017 è proprio nata l’Associazione Hikikomori Italia, che raccoglie molte centinaia di famiglie in tutto il Paese. Organizza per gli associati incontri gratuiti di supporto per genitori, con la presenza di uno psicologo, in moltissime località italiane.

Marco Sturba

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