IL MONDO È LA NOSTRA CASA, PROTEGGIAMOLA INSIEME!

Nel 2020 sono state prodotte 380 milioni di tonnellate di plastica, un dato che fa riflettere. Prima dell’avvento della pandemia di coronavirus, molti Stati avevano intrapreso un’azione concertata per ridurre il consumo di plastica e migliorarne lo smaltimento.

Il Parlamento nel 2019 ha approvato una direttiva che vieta entro il 2021 l’utilizzo di articoli di plastica monouso quali piatti, posate, cannucce e bastoncini cotonati. Si tratta di un importante passo avanti che mira a responsabilizzare i singoli Stati membri verso un problema comune. In Italia questo sforzo si è concretizzato con la Plastic Tax introdotta dalla legge di Bilancio 2020. Dopo alcune modifiche, la tassa sui materiali plastici è stata ridotta a 45 centesimi al chilogrammo, invece dell’euro al chilo previsto. In Italia prima della pandemia i numeri relativi ai materiali bio-sostenibili indicavano una crescita sostanziale, si è registrata una crescita della produzione delle bio-plastiche pari all’86% nel quinquennio 2012 – 2017.

Perché allora abbiamo avuto un l’improvviso aumento di materiale plastico?

Dall’inizio della pandemia, i progressi fatti verso la riduzione dell’uso della plastica hanno subito un brusco arresto. L’improvvisa necessità di mascherine e altri dispositivi igienici ha causato un’impennata della produzione di materiali plastici non biodegradabili, portando a un grosso danno all’ambiente che ci circonda. La massiccia produzione di plastica è stata coadiuvata anche dal calo del prezzo del petrolio, parte essenziale dei polimeri che compongono le materie plastiche.

Ad oggi costa molto meno produrre nuove plastiche piuttosto che riciclare quelle vecchie: ad aprile i produttori di petrolio hanno registrato un annullamento della domanda come conseguenza della pandemia globale e il prezzo di vendita ha raggiunto anche valori sotto la soglia dello zero. I colpevoli non sono solo le mascherine, ma a produrre un’innumerevole quantità di materiali plastici, è anche la tendenza da parte dei consumatori, a preferire ortaggi e frutta confezionata piuttosto che sfusa, già in crescita negli ultimi anni, che è stata ulteriormente riconfermata durante i mesi di lockdown e successivi.

Le persone non si fidano di mangiare ciò che altri potrebbero aver toccato, perciò sono portate a scegliere alimenti confezionati. Ad oggi, gli oceani e i mari sono costellati di mascherine e guanti. Non ci sono ancora numeri che permettano di quantificare la reale presenza di questi dispositivi nei mari, soprattutto perché crescono velocemente. Quello che bisogna tenere a mente però è il danno che ogni singolo rifiuto può causare all’ambiente: si stima che una mascherina chirurgica si conservi per 450 anni. Gli oceani già prima del 2020 erano tra i principali punti di accumulo dei rifiuti di plastica.

Anche se a oggi il ritorno a un considerevole uso di plastica spaventa, sembra ancora troppo presto per fare previsioni pessimistiche in merito al suo impatto a lungo termine sul sistema economico globale e sull’ambiente. La questione rimane aperta. Molto dipenderà dalla durata della pandemia e dai comportamenti che adotteranno i singoli governi per far fronte a questa delicata situazione. Tra le misure che andrebbero adottate ci sono miglioramenti nei sistemi di gestione dei rifiuti, la promozione di alternative eco-friendly e la sensibilizzazione dell’opinione pubblica.

NOI, DELLE ACLI PROVINCIALI DI ANCONA PARTIAMO DALLA SENSIBILIZZAZIONE:

6 BUONI PROPOSITI PER IL 2021

1. NO ALLE BUSTE DI PLASTICA

Buste e sacchetti di plastica sono altamente inquinanti e costosi. Al loro posto, utilizza delle borse di cotone o di canapa: puoi portarne sempre una con te, piegandola occupa pochissimo spazio e sono pratiche, belle, resistenti e soprattutto ecologiche.

2. NO ALLE BOTTIGLIE DI PLASTICA

Il vetro è un materiale più ecologico, igienico e riutilizzabile infinite volte. Se consumi acqua in bottiglia, utilizza bottiglie di vetro e non di plastica – ne guadagnerai anche in salute! Il vetro può essere sterilizzato, utilizzato per alimenti sfusi e per portare in giro il caffè o il pranzo in ufficio.

3. NO AGLI IMBALLAGGI:

la scelta ecologica e risparmio economico assicurato, acquistando ad esempio detersivi alla spina. Acquisti il flacone la prima volta, e poi lo riempi di volta in volta.

4. NO, ALL’USA E GETTA

Molti degli oggetti di uso quotidiano hanno vita breve e sono fatti di plastica. Un esempio, Le stoviglie usa e getta di plastica – piatti, bicchieri e posate – sono un altro esempio di oggetti ad alto impatto ecologico che possono essere sostituiti con l’alternativa in carta riciclata, bambù o altro materiale compostabile. Oppure gli spazzolini da denti: vanno cambiati ogni 3 mesi: sai quanti ne buttiamo via nell’arco di una vita? Circa 300 spazzolini! Quelli tradizionali sono in genere realizzati in plastica non riciclata e non riciclabile e hanno una testina composta da setole di nylon ad alto impatto ambientale. In commercio iniziano ad essere abbastanza diffusi gli spazzolini in bambù e fibre naturali.

5. NO, AI GIOCATTOLI DI PLASTICA

I giocattoli in legno sono in genere più costosi di quelli di plastica, ma sono ecologici, ecosostenibili, non-tossici, durevoli e bellissimi, e spesso hanno confezioni senza plastica.
Oppure un’alternativa sono i giocattoli fai da te con materiale di riciclo a costo zero ma divertimento garantito.

6. NO, AGLI ALIMENTI SURGELATI

La maggior parte dei prodotti surgelati ha un imballo di plastica (anche se la confezione è di cartone, spesso c’è comunque un sottile strato di plastica). Acquista prodotti freschi, oppure sfusi – esistono delle catene di negozi che vendono alcuni tipi di alimenti surgelati senza imballo, si possono riporre in sacchetti riutilizzabili, pesare e conservare poi nei freezer domestici.

Condividi sui tuoi social network preferiti!

Aggiungi un commento

Il tuo indirizzo e-mail non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono segnati con *

Accetto la Privacy Policy